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I fondamenti del pensiero di MELANIE KLEIN

La pulsione Freudiana è un concetto al confine tra il somatico e lo psichico. Freud descrisse la pulsione come un iniziale accumulo di materiale nei tessuti del corpo, al di fuori della mente, che successivamente produce una tensione psichica, una “richiesta di lavoro per la mente”. Nel mondo esterno vengono “accidentalmente” scoperti “oggetti”, come ad esempio il seno durante l’allattamento, che risultano utili per eliminare la tensione libidica della pulsione, e questi oggetti vengono collegati per associazione con la pulsione. La Klein non si allontanò mai dal linguaggio della teoria pulsionale di Freud. Tutti i suoi contributi derivano e sono strutturati in base al postulato freudiano che prevede l’esistenza di energie libidiche e aggressive come carburante fondamentale per la mente, e la gratificazione e la difesa contro le pulsioni libidiche e aggressive come il dramma implicito in tutta la vita psichica. Eppure le formulazioni della Klein modificarono notevolmente questi elementi concettuali di base.

Per Freud la pulsione è qualcosa di distinto sia dalla mente dalla quale esige gratificazione, sia dall’oggetto con il quale viene casualmente associata. La Klein estese gradualmente il concetto di pulsione, sia relativamente alla fonte da cui sorge, sia rispetto alla meta verso la quale è diretta.

La pulsione kleiniana, anche se inserita nell’esperienza corporea, è molto più complessa e personale. La Klein vedeva le pulsioni libidiche e aggressive non come tensioni separate, ma come modalità assolute di vivere sé stessi, in termini di “buono” (amato e capace di amre” o “cattivo” (odiato e distruttivo). Anche se la libido e l’aggressività vengono espresse in termini di parti del corpo e di materiali, secondo la Klein esse sono prodotte e riflettono organizzazioni dell’esperienza e un senso di sé molto più complesso.

Per Freud, la meta della pulsione era la scarica; l’oggetto era il mezzo, scoperto accidentalmente, verso quel fine. La Klein riteneva che gli oggetti facessero parte dell’esperienza stessa della pulsione. Avere sete, ancora prima di bere, significava desiderare, in modo vago e impreciso, l’oggetto di quella sete. L’ oggetto del desiderio era implicito nell’esperienza del desiderio stesso.

Secondo la Klein, la pulsione libidica ad amare e proteggere contiene al suo interno, l’immagine di un oggetto amorevole, da amare; la pulsione aggressiva a odiare e distruggere contiene, al suo interno, l’immagine di un oggetto da odiare e capace di odio.

La spiegazione freudiana del funzionamento del modello strutturale propone l’immagine di un Io coeso e integrato, che si trova di volta in volta a trattare con una pulsione libidica specifica, oppure con una pulsione aggressiva specifica.

La spiegazione kleiniana delle esperienza precoci propone l’immagine di un Io discontinuo, vacillante tra la tendenza ad amare altre persone in grado di amare a loro volta, e la tendenza a odiare persone in grado a loro volta di odiare.

Anche se la Klein conservò la terminologia freudiana, il modo in cui intendeva il materiale di cui è fatta la mente si era spostato dalle pulsioni alle relazioni, portando a una visione molto diversa dei drammi della vita psichica.

Nella descrizione della Klein l’esperienza del bambino piccolo è composta da due stati nettamente polarizzati, drammaticamente contrastanti sia nella loro organizzazione concettuale sia nel tono emotivo. Le immagini paradigmatiche di questi due stati riguardano il bambino al seno. Nel primo, il bambino si sente immerso nell’amore. Il “seno buono”, pieno di nutrimento meraviglioso e di amore capace di trasformare, gli procura il latte necessario alla vita e lo avvolge in un’amorevole protezione. A sua volta il bambino ama il “seno buono” e prova una gratitudine profonda per la protezione che gliene deriva. In in altri momenti il bambino soffre e si sente perseguitato. Ha la pancia vuota e la fame lo attacca dall’interno. Il “seno cattivo” pieno di odio e malevolo, lo ha nutrito di latte cattivo, che adesso lo avvelena dall’interno, e poi lo ha abbandonato. Il bambino odiA il seno cattivo ed è pieno di fantasie di vendetta intensamente distruttive.

E’ importante tenere a mente che questa descrizione in un linguaggio adulto, fa delle ipotesi relative alle esperienze dei bambini nello stadio preverbale; tenta di oltrepassare un confine che non potremo mai superare completamente. La Klein e i suoi collaboratori sono sempre partiti dall’assunto che ciò che descrivevano con parole più o meno chiare si riferisse a esperienze del bambino che probabilmente non erano né chiare né verbali, ma amorfe e fantasmagoriche, distanti da ciò che gli adulti sono in grado di ricordare o sperimentare.

Si riteneva che il mondo scisso descritto dalla Klein si formasse molto prima dell’emergere di un qualunque tipo di esame della realtà. Il bambino crede che le sue fantasie, di amore e di odio, abbiano un’influenza netta e reale sugli oggetti delle fantasie stesse: il suo amore per il seno buono ha un effetto protettivo e riparativo, il suo odio per il seno cattivo è una distruttività che annienta. E’ proprio l’onnipotenza con cui il bambino vive questi impulsi a fare del suo mondo un luogo estremamente pericoloso, dove in gioco c’è sempre moltissimo.

La serenità emotiva in questa primissima organizzazione dell’esperienza dipende dalla capacità del bambino di tenere separati questi due mondi. Perché il seno buono possa essere un rifugio sicuro, deve essere chiaramente distinguibile dalla malevolenza del seno cattivo. Il bambino vive come reali le fantasie in cui distrugge il seno cattivo, mettendo in scena la rabbia intensa che prova contro di esso, e perciò teme che producano danni reali. E’ fondamentale che gli attacchi di rabbia distruttiva siano contenuti nella relazione con l’oggetto cattivo. La confusione tra oggetto cattivo e oggetto buono potrebbe risultare nell’annientamento di quest’ultimo, che sarebbe catastrofico, perché la scomparsa del seno buono lascerebbe il bambino privo di protezione e di rifugio dalla malvagità del seno cattivo.

La Klein definì posizione schizoparanoide questa prima organizzazione dell’esperienza. “Paranoide” si riferisce all’angoscia persecutoria, il timore della malevolenza invasiva, che viene dall’esterno. “Schizo” si riferisce alla difesa centrale: la scissione, la separazione del seno buono, che ama ed è amato, dal seno cattivo che odia ed è odiato.

Perché il termine “posizione”? Freud aveva descritto una progressione di “fasi” psicosessuali (orale, anale, fallica) incentrate su mete libidiche diverse che si manifestavano in una sequenza maturativa. La Klein propose un’organizzazione dell’esperienza (sia della realtà esterna che della realtà interna) e una posizione di fronte al mondo. Il mondo diviso del bene e del male non è una fase evolutiva che deve essere attraversata. Si tratta di una forma fondamentale di schematizzazione dell’esperienza e di una strategia per collocare sé stessi o, più precisamente, versioni diverse di sé stessi, in relazione a diversi tipi di altri.

La Klein derivò la posizione schizoparanoide dalla necessità di trovare una difesa dalle angosce persecutorie generate dalla pulsione di morte. Tutti gli autori hanno trattato il concetto freudiano di pulsione di morte alla stregua di un’ipotesi biologica, quasi mitologica, ma la Klein ne fece il centro della sua teoria. Attingendo al lavoro svolto con i bambini disturbati e con i pazienti psicotici, descrisse lo stato psichico del neonato come angoscia per l’annientamento imminente, derivante dalla sensazione della pura forza distruttiva e autodistruttiva della propria aggressività. Il problema più immediato e duraturo di tutta la vita diviene il bisogno di sfuggire all’angoscia paranoide, alla sensazione che la propria esistenza sia in pericolo.

L’ Io primitivo assediato proietta una parte delle pulsioni dirette verso di sé al di fuori dei confini del Sé, creando così il “seno cattivo”. E’ meno rischioso sentire che la cattiveria si trova fuori da sé stessi, dentro un oggetto da cui è possibile fuggire, piuttosto che dentro di sé, dove non c’è via di scampo. Parte di ciò che rimane della pulsione aggressiva viene indirizzato verso questo oggetto esterno cattivo. Così la relazione con l’oggetto cattivo originario viene creata dalla forza distruttiva della pulsione di morte allo scopo di contenere le minacce rappresentate da tale pulsione. C’è un seno malevolo che tenta di distruggermi, e io cerco di sfuggirgli e nello stesso tempo di distruggerlo.

Vivere in un mondo pieno solo di cattiveria sarebbe intollerabile, perciò il bambino ben presto proietta nel mondo esterno anche le pulsioni d’amore contenute nel narcisismo primario, creando così il “seno buono”. Parte di ciò che rimane della pulsione libidica viene diretto verso questo oggetto buono esterno. Così la relazione con l’oggetto buono originario viene creata dalla forza amorevole della pulsione libidica per fungere da controparte e rifugio alla minaccia dell’oggetto cattivo. C’è un seno cattivo che tenta di distruggermi, e io lo odio e tento di distruggere il seno cattivo. C’è un seno buono che mi ama e mi protegge e che io, a mia volta amo e proteggo.

Secondo la Klein nello schema dell’esperienza esiste una tendenza intrinseca all’integrazione, che incoraggia nel bambino la formazione di un oggetto intero, né tutto buono, né tutto cattivo, ma a volte buono a volte cattivo. Il seno buono ed il seno cattivo cominciano a essere considerati non più esperienza separate e incompatibili, ma aspetti diversi della madre, che è un altro più complesso, con una sua soggettività. Ci sono molti vantaggi nel passare dall’esperienza degli altri scissi in buoni e cattivi all’esperienza degli altri come oggetti interi. L’angoscia paranoide diminuisce; il dolore e la frustrazione non sono causati dalla malvagità e dalla cattiveria allo stato puro, ma dalla fallibilità e dall’incoerenza. Man mano che la minaccia della persecuzione viene ridimensionata, si riduce anche la necessità di vigilare attraverso la scissione; il bambino si sente più stabile, meno minacciato dalla possibilità di essere annientato o contaminato da forze esterne o interne.

Tuttavia i vantaggi impliciti nell’uscita dalla posizione schizoparanoide sono accompagnati da nuovi e diversi terrori. Il problema centrale nella vita, secondo la Klein, è la gestione e il contenimento dell’aggressività. Nella posizione schizoparanoide l’aggressività viene contenuta nella relazione di odio con il seno cattivo, a distanza di sicurezza dalla relazione d’amore con il seno buono. Man mano che il bambino comincia a fondere le esperienze della bontà e della cattiveria in una relazione ambivalente (di amore e di odio) con un oggetto intero, la serenità che la posizione schizoparanoide gli procurava va in pezzi. E’ la madre tutta intera, quella che delude o abbandona il bambino, provocando il dolore del desiderio, della frustrazione e della disperazione, a venire distrutta nelle fantasie di odio del bambino, e non soltanto il seno cattivo fatto solo di malvagità (mentre il seno buono rimane intatto e protetto). L’oggetto intero (sia la madre esterna che l’oggetto interno intero corrispondente) ormai distrutto dalle fantasie rabbiose del bambino è quello che procura sia il benessere che la frustrazione. Nel distruggere l’oggetto intero frustrante, il bambino elimina il suo protettore e il suo rifugio, distruggendolo e annientando il suo mondo interno.

La Klein definì angoscia depressiva il terrore intenso e il senso di colpa prodotti dal danno che il bambino infligge al suo oggetto d’amore con la sua distruttività, e posizione depressiva l’organizzazione dell’esperienza in cui il bambino entra in relazione sia con l’amore che con l’odio verso oggetti interi.

Nella posizione schizoparanoide il problema dell’aggressività innata viene risolto attraverso la proiezione, e risulta in una sensazione persecutoria minacciosa, di pericolo proveniente dagli altri. Nella posizione depressiva, più integrata e più avanzata dal punto di vista evolutivo, la grande forza della distruttività umana innata produce il terrore dell’impatto che la rabbia del bambino può avere su coloro che ama.

Nella descrizione della Klein, dopo la fantasia di distruzione rabbiosa della madre frustrante, il bambino si trova in una situazione di profondo rimorso. L’ oggetto intero frustrante che è stato distrutto è anche l’oggetto amato verso il quale il bambino prova profonda gratitudine e affetto. Da quell’amore e da quell’interesse nascono fantasie riparative (derivanti dalle pulsioni libidiche), nel tentativo disperato di rimediare al danno, di rendere la madre nuovamente intera.

La fiducia del bambino nella propria capacità di riparazione è fondamentale per poter sostenere la posizione depressiva. Per essere in grado di far restare interi i suoi oggetti, il bambino deve credere che il suo amore è più forte del suo odio e che è in grado di rimediare alle devastazioni prodotte dalla distruttività. La Klein considerava fondamentale l’equilibrio innato tra pulsioni libidiche e aggressive. Nelle circostanze migliori il ciclo di amore, frustrazione, distruzione aggressiva e riparazione rende più profonda la capacità del bambino di restare legato a oggetti interi, di sentire che le sue capacità riparative possono bilanciare e compensare la sua distruttività.

Anche nelle circostanze migliori, tuttavia, questa non è una soluzione statica e definitiva. Nella visione kleiniana siamo tutti soggetti, nella fantasia inconscia (a volte cosciente), a un’intensa distruttività verso gli altri, che viviamo come fonte di tutte le frustrazioni, le delusioni e le sofferenze fisiche e psichiche. Questa eterna distruttività verso coloro che amiamo rappresenta una fonte continua di angoscia depressiva e di senso di colpa, e del bisogno mai placato di riparare. In momenti particolarmente difficili, la distruttività diventa eccessiva e minaccia di spazzare via tutto il mondo oggettuale, senza lasciare superstiti. In questi momenti, ritirarsi nella posizione schizoparanoide fornisce una sicurezza temporanea. L’ altro frustrante viene vissuto non come oggetto intero, ma come oggetto cattivo. Da qualche parte c’è un oggetto buono che certamente non procurerebbe tanta sofferenza. La distruttività del bambino è di nuovo contenuta nella relazione con l’oggetto cattivo, e il bambino può essere sicuro (temporaneamente) che là fuori ci sono oggetti buoni, protetti dalla sua rabbia distruttiva.

L’ aspetto più problematico della posizione depressiva è l’insostituibilità dell’oggetto intero, che produce quella che il bambino vive come una totale dipendenza. La soluzione alternativa al dolore dell’angoscia depressiva è la difesa maniacale, in cui l’unicità dell’oggetto d’amore e la conseguente dipendenza da esso vengono negate magicamente.

La Klein descrive lo stato di relativa salute mentale non come un livello evolutivo da raggiungere e mantenere, ma come una posizione che viene continuamente perduta e riconquistata. Poiché l’amore e l’odio vengono entrambi prodotti continuamente nell’esperienza, l’angoscia depressiva è un tratto costante e centrale dell’esistenza umana. Nei momenti delle grandi perdite, del rifiuto, della frustrazione, sono inevitabili i ritiri nella sicurezza fornita dalla scissione della posizione schizoparanoide e della difesa maniacale.

Tratto da “L’esperienza della psicoanalisi” di S.A. Mitchell e M.J. Blacck, Bollati Boringhieri